Con Rosa
L’Africa che si danza
Sono cresciuta in Togo con questa musica nelle orecchie, questi ritmi nel corpo, questi colori sulle mani. Non l’ho studiata: è quello che facevo la mattina, quello che vedevo fare alle donne intorno a me, quello che suonava quando c’era qualcosa da celebrare o da attraversare.
Ogni divinità ha i suoi gesti, ritmi, movimenti, canti, il suo passo e il suo colore. Se conosci il passo, la chiami. Se conosci il colore, la indossi.
Nei miei corsi impari a ballare — ritmi Ewe, movimenti che appartengono a qualcosa di preciso, non esercizi ginnici. Impari le canzoni nella lingua in cui sono nate, i colori delle divinità e come portarli sul viso e sul corpo, gli oggetti che fanno capo a ciascuna, e a portare il peso sulla testa come si fa nei villaggi. Ho portato dal Togo tanti costumi: alla fine del corso li indossi anche tu, per lo spettacolo che chiude il percorso. Non è un corso di danza o di canto: è la vita di un villaggio africano, com’era prima che diventasse silenziosa.





