I rituali di gruppo alla Casa si tengono su un tema — un elemento, una forza, un passaggio dell’anno. Sono riti veri, con struttura, apertura e chiusura, condotti nella tradizione Ewe. Non meditazioni guidate, non laboratori esperienziali: cerimonie. Chi viene non deve sapere nulla in anticipo — deve essere disposto a stare in una stanza con altri, intorno a qualcosa che li supera.
Le giornate miste nascono dall’incontro di tradizioni che si riconoscono. Un elemento come filo che attraversa la giornata: musica che prepara l’orecchio, mito africano che porta l’immagine, corpo che incarna ciò che ha ricevuto. Non tre blocchi in sequenza: una discesa unica in cui ogni voce porta il suo pezzo. È quello che Calixte chiamava unire i fiumi — e quello che io chiamo Psicomare, il mare della psiche: tradizioni diverse che riconoscono di pescare dalla stessa acqua.
A volte la confluenza è ancora più stretta: un tamburo africano ascoltato con gli stessi strumenti con cui si ascolta un’orchestra, il canto di una tradizione lontana che risuona dentro una stanza italiana. Quando accade, non lo si spiega: si sta insieme a sentire cosa muove.
Il rito di gruppo è anche preparazione naturale al viaggio in Africa. Chi ha già stazionato in una cerimonia sa come si sta. Sa aspettare. Sa che il tempo funziona diversamente. Quando parte per il Togo non arriva come turista curioso: arriva come qualcuno che conosce già la forma.