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Andare ad Agbemò senza essersi preparati è come entrare in un concerto senza aver mai ascoltato musica. Capisci che succede qualcosa. Ma ti sfugge quasi tutto.

La preparazione non è un corso propedeutico. È la parte del viaggio che si fa qui, prima di partire — e spesso è quella che resta di più.

L'offerta sulla riva del GardaIl rito sul lagoAl fiumeL'altare acceso, alla CasaLa preparazione dell'altareLe offerte sull'altareMarco officia, nella stanza-tempioI Venavi, al lago

Quello che vedi in queste immagini è fatto qui, sul Garda. Non è la brutta copia di ciò che accade ad Agbemò: è la stessa cosa. Gli stessi riti, le stesse forze, la stessa mano — solo, sul lago. Come dice Calixte, «uno che va alla Casa dell’Anima è già ad Agbemò». Per questo prepararsi qui non è un’anticamera: è già il viaggio.

Di solito: uno o due consulti, in cui guardiamo insieme cosa porta la persona, cosa potrebbe incontrare, cosa vale la pena portare con sé. A volte emerge un rituale. A volte un ritiro di qualche giorno. Chi viene da lontano può fare un seminario di giornata in piccolo gruppo.

Rosa tiene lezioni di danza orientate al viaggio — i ritmi, i movimenti del corpo che impara prima della testa. Chi arriva ad Agbemò avendo già danzato qui, riconosce qualcosa. Non è poco.

Dopo il rientro il filo non si taglia. Uno o due incontri nel semestre seguente, per tenere quello che è tornato con te. Il viaggio è il culmine; la preparazione è il viaggio vero.