l’immagine che vive
Un’immagine non vale per quanto somiglia. Vale per la sua portata simbolica: per ciò che lascia passare — la capacità di farti uscire da te e metterti in dialogo con le forze universali che compongono la vita.
Starle davanti così è ripercorrere il cammino di chi l’ha fatta: la discesa nella materia, l’affiorare del senso, la ricomposizione in una cosa viva. Vale per chi crea e per chi guarda — entrambi tornano a sé.
Un’opera non si possiede. Non si spiega, non si decifra, non si consuma. Vive per conto proprio, oltre il suo autore e la sua biografia — di cui non ci importa più nulla: è diventata simbolo, e come simbolo la leggiamo. Se la tratti come una cosa da capire resta morta — un oggetto in più, una copia che ha tutto e ha perso la vita. Torna viva quando smetti di volerla capire e la lasci accadere in te.
La incontri prima di sapere cosa sia. All’inizio perdi le tue certezze — non sai dove sei, e va bene: è la discesa. Poi lasci affiorare quello che affiora. Non cerchi un significato da appiccicare, perché chi ha fatto l’opera ci ha già messo tutto, distillato: è il tuo elisir, e a te tocca riceverlo, ripercorrendo al contrario il cammino che l’autore ha fatto. Il suo senso non si somma pezzo per pezzo: è già tutto lì, in una volta. Le immagini salgono da sole — il fiume, il buio, la corrente — non le imponi tu. Non capisci l’opera: ne vieni attraversato. Questo sguardo viene da Paolo Mottana.
E chi le ha fatte, quelle opere, non è morto del tutto. Paolo Mottana e Marina Barioglio hanno un nome per loro: mentori immaginali — maestri che non hai mai incontrato e che ti insegnano lo stesso, attraverso quello che hanno lasciato. Non sono figure da studiare: sono presenze che ti accompagnano, e se le tratti così ti rispondono.
Per chi sente il richiamo delle immagini e del simbolo, e vuole imparare a starci davanti senza ridurlo a decorazione.
Incontri periodici per artisti d’ogni genere e fruitori d’arte consapevoli — con la possibile partecipazione di Paolo Mottana.