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l’altro luogo

Tutto questo non è nato qui.

C’è un posto in Togo, a Kpelé-Govié, dove un uomo tiene un tempio e una casa. Si chiama Calixte Hountondji, e il centro si chiama Agbemò. È da lì che viene quello che si fa alla Casa dell’Anima — non come ispirazione: come consegna.

Perché questa pagina esiste

Perché senza di lei sembrerebbe che questo mestiere l’abbia inventato io.

Un luogo vivo si riconosce da una cosa: qualunque cosa ci porti dentro, torna più grande. La Casa dell’Anima è uno di questi. Agbemò è l’altro, ed è quello che c’era prima — con un altro clima, un’altra lingua, e la stessa struttura.

Chi ci è stato lo dice sempre nello stesso modo: non c’è un momento in cui comincia il sacro e uno in cui finisce. Si cucina, si canta, si ride, si versa. La spiritualità non è un’ora della giornata: è il modo in cui la giornata è fatta.

Cos’è, con le sue parole

Gli ho chiesto in cosa la spiritualità africana si distingua dalla magia. Ha risposto così:

«In tutta l’Europa la spiritualità africana viene limitata al bambolotto voodoo, quello che si vede nei film. E questa cosa deriva dai primi missionari, che hanno voluto diabolizzarla.

L’altra parte non è la spiritualità: è la conoscenza. La magia è un’altra conoscenza della stessa natura — uno sa che se prende le radici di una pianta, le foglie di un albero, provoca un effetto particolare. Sono conoscenze che l’uomo, e non solo l’uomo africano ma tutto il mondo, ha della natura. È l’uomo stesso che deve scegliere la parte che deve promuovere.

Quello che noi promuoviamo è il rispetto della natura, vivere in armonia con la natura. E non è solo in Africa: esiste anche in Europa. In Sicilia…»

Sulla domanda che a un italiano brucia di più — ma quindi è magia nera? — la risposta migliore non è mia. È sua, e non difende niente: dice solo che sono due cose di natura diversa, e che a scegliere è chi le usa.

Le divinità sono gli elementi

«Abbiamo una divinità che governa l’alto, il sole. Una che governa l’aria. Una che governa l’acqua — il mare, il fiume, tutto insieme. Una che governa la terra. E l’insieme di tutto, per noi, è Dio.»

È lo stesso alfabeto che Calixte ha dipinto sui muri del tempio della Casa, quando è venuto a inaugurarlo: quattro elementi, quattro colori, quattro segni. Una religione della natura, dove si parla al vento che si respira, all’acqua che si beve, alla terra che nutre, al fuoco che scalda.

Detto così si capisce anche perché a Manerba funziona: gli elementi qui ci sono come là. Cambiano i nomi.

Cosa cerca di fare

«La mia missione è diffondere questa filosofia di pace nel mondo, questa spiritualità che porta all’autorealizzazione — essere realizzato su tutti i piani: psicologico, fisico, emozionale, e materiale anche.»

E il secondo valore, che è quello che poi è diventato la via della vita: «esprimere se stessi: non essere condizionato da niente, ma essere ciò che si è, veramente.»

Cosa vuol dire per chi viene qui

Che quello che si fa a Manerba non è una versione addolcita per europei, e non è un’interpretazione mia. È una tradizione con due luoghi: uno dove è nata e uno dove è stata portata.

E che si può andare a vedere. Ci si va col gruppo una volta l’anno, o da soli tutto l’anno — ma non si parte mai soli.

Il viaggio alle radici

Vieni a sentire.

scrivimi

L’altro luogo già vivo: La Casa. Perché un luogo conta: La medicina dei luoghi.

La sua voce

Chi vuole sentirlo dire da lui, e non da me, ha l’intervista intera: le sue parole, senza tagli. La radice, per intero