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la guida come arte

lo sguardo immaginale sull’impresa e su chi la guida

Un’impresa non si legge solo nei numeri. Si legge nelle sue immagini — i colori alle pareti, la pubblicità, il modo di dire le cose, i gesti che si ripetono. Sotto ogni immagine c’è una figura che governa il luogo più di quanto chi lo guida sappia. Riconoscerla — e vedere quale tassello manca — è un altro modo di dirigere: non a comando, ma con lo sguardo.

Non è un corso di leadership. È un occhio. Lo stesso che, in un’orchestra, distingue il maestro che comanda da quello che fa suonare tutti; e che nei film e nelle opere legge il potere e la guida per quello che sono, sotto la superficie. Lo coltivo insieme a chi la direzione la conosce dal podio — perché dirigere un’orchestra e dirigere un’azienda sono lo stesso gesto — e con le mie letture immaginali di film e opere sulla guida.

La tua visione muove le persone. E i poteri che non vede?

Ambizione, autorità, visione muovono le persone. Ma ci sono poteri che non vedono — e che l’agire di sola volontà può offendere. Tre minuti, ascolta.

Una lettura, vera

Una volta ho letto così un’azienda vera. Ho raccolto le sue immagini — la pubblicità, gli ambienti, il modo di parlare — e le ho guardate in trasparenza: chi c’è, dietro? Sotto la ricerca della perfezione, la pressione, il fuoco anche dov’era presente l’acqua, il rosso e il nero prevalenti ovunque, ho riconosciuto un’unica famiglia di figure — Saturno e Prometeo, il tempo, la roccia, la via secca: il calore compresso di chi sta sempre in alto e non scende mai. «È come un vulcano sempre acceso», dicevano lì dentro. «Non ci sono mai bassi, sempre alti.»

E proprio lì stava ciò che mancava: l’acqua che non lava, la discesa che non avviene. Gli alchimisti la chiamavano albedo — il bianco, il momento umido in cui si fanno i conti e ci si purifica, l’espiazione. Un’impresa tutta fuoco e nero brucia; le manca il bianco. Vedere quale tassello manca è già metà del lavoro.

Non ti prometto di farti un leader migliore. Ti do un occhio nuovo su ciò che guidi. Chi impara a vedere le figure che abitano la sua impresa smette di combatterle e comincia a dirigerle — come un maestro, non come un capo.

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