Tutto quello che accade alla Casa dell’Anima viene da qui: da un uomo, da una terra, da una voce.
Calixte Hountondji, nel suo centro Agbemò — Kpelé-Govié, distretto di Adeta, Togo. Questa è l’intervista intera: le sue parole, senza tagli. Non un riassunto, non una spiegazione. La radice, per chi vuole toccarla per intero.
L’intervista completa. Sotto, il testo per intero.
Centro Agbemò, Kpelé-Govié, distretto di Adeta, Togo · gennaio 2025
Testo fedele alle parole pronunciate. Reimpaginazione e titoli per la lettura; le parole sono quelle dette. Tra parentesi tonde le precisazioni già presenti nella trascrizione originale; tra parentesi quadre le indicazioni di scena.
Apertura
Preparati a mettere in discussione le tue credenze e a fare un viaggio dentro te stesso, nelle radici profonde e universali della tua anima.
Si è da poco concluso il mio sesto viaggio in Africa, durante il quale ho partecipato ai grandi rituali della spiritualità africana, che si tengono ogni anno a gennaio. Durante il viaggio ho anche ricevuto importanti iniziazioni, come l'Oracolo Fa e la divinità della Terra. Questa terra mi ha fatto dono di molte altre cose, tra le quali questa intervista inedita, nella quale scoprirai i segreti di una cultura e di una filosofia sulla vita basata sul rapporto con la natura, che gli antropologi chiamano «animista», e che, concretamente, permette a qualunque essere umano di ritrovare la via verso la realizzazione e pace interiore. Dopo secoli, questa cultura è finalmente accessibile e sperimentabile anche per chi vive in un'altra cultura o in un'area geografica.
Preparati a scoprirla in compagnia attraverso questa intervista. E, se vuoi fare un viaggio spirituale in Africa oppure al lago di Garda, vacanza spirituale Casa dell'Anima.
Marco — Allora siamo qui in Togo, Africa, insieme a Calixte Hountondji e a Seyram, e oggi, nella casa Agbemò, a Kpelé-Govié nel distretto di Adeta in Togo. Oggi faremo qualche domanda a Calixte, che ne è il fondatore, e ci racconterà lui. Per cui lascio spazio a lui.
1 · Nyatepé — ciò che è al posto suo
Marco — Qualche tempo fa, a un commissario di polizia portuale, hai detto che la tua missione è portare la verità. E anche uno dei primi centri (culturali) che hai fondato a Lomé si chiama Nyatepé, Verità. Cos'è per te la verità?
Allora, la verità per me si traduce innanzitutto nella nostra lingua, letteralmente nella nostra lingua. Nyatepé vuol dire "ciò che è al posto suo", cioè la verità che è al posto suo. Ad esempio, la verità è che io e te siamo qui adesso, letteralmente. Nella mia lingua, quindi, ciò che è reale, che è vero. Nyatepé. Quindi per me questa è la verità.
2 · La verità sulla spiritualità africana
Marco — Qual è la verità sulla spiritualità africana, e in cosa si distingue da magia o stregoneria?
Ecco, bella domanda, perché tanti c'hanno un'idea sbagliata della spiritualità africana. Perché innanzitutto in Europa la spiritualità africana viene limitata solo alle bambole vodu, quelle che si fanno vedere nei film. E questa cosa qua deriva proprio dai missionari, dai primi missionari che hanno voluto diabolizzare (demonizzare) la spiritualità africana. Invece la spiritualità africana è tutt'altro. È tutt'altro perché — parliamo prima delle bambole, della spiritualità che si chiama magia — quella non è altro che le conoscenze, le conoscenze individuali che ognuno c'ha delle piante.
Perché sai che viviamo in un mondo dove c'è una parte e il suo opposto, qualsiasi cosa ha il suo opposto, che si combaciano e diventano una cosa reale. Quindi l'altra parte non è la spiritualità, è la conoscenza. È una conoscenza, è l'alchimia, che comunque è una conoscenza.
La verità della spiritualità africana è che noi africani, o i nostri antenati, furono i primi a dare un nome alla natura, a dare un nome a Dio, partendo già dal Dio sole che si sveglia. Quindi la verità della spiritualità africana è un contatto permanente con la natura, vivere in armonia e nel rispetto della natura, con la natura. Questa è la spiritualità.
3 · I quattro elementi, e l'insieme di tutto
Perché se prendiamo le nostre divinità principali che c'abbiamo adesso in Africa, e soprattutto nella mia zona, quella che si chiama Africa Occidentale: abbiamo una divinità che governa l'alto, il sole, i tuoni e tutto; abbiamo la divinità che governa l'aria; abbiamo la divinità che governa le acque — il mare e i laghi, i fiumi tutti insieme, le rugiade, le acque piovane; abbiamo la divinità che governa la terra. E l'insieme di tutto sarà Dio per noi. Quindi la nostra spiritualità è proprio un'unione, una simbiosi con questi quattro elementi della natura.
Invece la magia è un'altra conoscenza della stessa natura. Ad esempio, uno sa che, se prende le radici di una pianta specifica, prende le foglie di un albero, prende e ci versa il sangue di un certo tipo di animale su, provocheranno un effetto particolare. Quindi sono conoscenze che l'uomo — e non solo l'uomo africano, ma tutto il mondo c'ha — della natura, e vengono tutte dalla natura. Quindi, a parlare adesso della spiritualità africana o della magia nera, è l'uomo stesso che deve scegliere la parte che deve promuovere, che deve mettere in atto. Ma quello che noi promuoviamo e mettiamo in atto nella spiritualità africana è quello che ti ho spiegato già prima: questo rispetto della natura, questo vivere in armonia con la natura. Quindi questa è la spiritualità africana.
4 · Prima di essere chiamato Marco
Marco — E qual è il beneficio che questo ti porta veramente?
A ritoccare la tua vera essenza, il tuo essere principale che sei, l'essere primordiale che sei. E ad esempio ti do un esempio sull'essere principale: prima di essere chiamato Marco, tu eri già un essere umano. Hai capito, prima della nascita tu eri già un essere umano. Poi, dalla parte del mondo dove sei nato, ti attribuiscono il nome, tu sei diventato Marco, entri in questo. Quindi la spiritualità africana è quella che ti porta a ricontattare quello che eri prima di essere chiamato Marco. Quindi questa è l'essenza della spiritualità africana.
Quindi queste sono le due differenze. L'altra parte, che è la magia, come l'hai detto tu, sono conoscenze che tutti c'hanno, tantissimi ce l'hanno. Alcuni ce l'hanno, alcuni non ne hanno. E non solo in Africa esiste.
5 · La magia esiste anche in Europa
Anche in Europa. Io ho vissuto tanti anni in Italia. Ne ho incontrati a Lecce, ne ho incontrati a Santa Maria di Leuca, in Sicilia: quell'altra parte lì che si chiama magia, o che voi chiamate da voi Macumba. Ne ho incontrati tanti in Italia. Quindi non è solo in Africa. Quindi, se questa idea è stata diffusa sull'Africa, sono i primi missionari che hanno diffuso questa idea della spiritualità africana come diabolico, macumba, quelle cose lì. Sono i primi missionari.
Oggi alcune delle nostre Macumbe sono nei grandi musei occidentali, dove si paga per vederle. Non sono più diaboliche: sono diventate oggetti di interesse.
La natura. Sì, la natura, ecco.
6 · Multi-originario — la storia di Calixte
Marco — Allora ci racconti un po' di te, della tua storia, della tua missione che ci hai già anticipato, delle cose che hai fatto e dei tuoi obiettivi futuri?
Allora, la mia vita è molto complessa. Anche se mi chiedi le mie origini, io sono multi-originario: ci sono molte origini, perché vivo una multipersonalità dentro di me. Vivo sia nella mia vecchia personalità, come una persona molto antica, ma vivo anche questo presente qua. Se ti voglio parlare delle mie origini adesso, inizierò dal Benin fino ad arrivare in Togo, a parlarti di vodù. Quindi sarà molto complessa, a parlarti di questo.
Adesso, il mio percorso che ho fatto: ho iniziato con il mio nonno, da bambino, son stato iniziato quando avevo sette anni, son stato iniziato col mio nonno. Poi, dopo mio nonno, sono venuto da mia madre, ho fatto tutt'altro, prima di ritornare su questa via spirituale. Ho incontrato altre nonne, zie, che mi hanno riportato di nuovo sulla via spirituale, che mi hanno insegnato delle cose e delegato delle cose.
E la missione che io c'ho in questa mia vita qua è di diffondere questa conoscenza africana. Perché adesso, com'è adesso, la chiamano africana perché è solo in Africa che la trovi questa cosa qui. La modernizzazione ha già depravato, ha già cancellato traccia, e cancellato e spezzato tutte le catene verso la spiritualità, e viviamo in un mondo molto parallelo rispetto alla spiritualità. Quindi la mia missione è di diffondere questa spiritualità africana, questa filosofia di unione con la natura, questa filosofia di pace nel mondo, questa spiritualità che porta alla autorealizzazione, all'essere realizzato totalmente su tutti i piani: sul piano psicologico, fisico, emozionale, materiale anche, di abbondanza, equilibrio. Quindi il mio obiettivo è quello.
E l'obiettivo personale, diciamo un po' egoico mio, è di riuscire a creare un centro, a creare proprio un grandissimo centro per l'umanità, dove tutti si incontreranno come esseri umani, dove andremo tutti oltre le nostre credenze. Tipo, io Calixte andrò oltre la mia conoscenza spirituale, qualcun altro musulmano, cristiano. Per incontrarci come esseri umani. Questo è il mio obiettivo, perché penso e credo che solo attraverso questa conoscenza noi possiamo raggiungere la pace nel mondo. E questo è il mio obiettivo: di riuscire a creare quello.
7 · Il centro che ha voluto nascere
Marco — Cos'è il Centro Agbemò, e qual è la sua unicità rispetto ad altri conventi spirituali africani?
Allora, il Centro Agbemò è prima di tutto una vocazione. A volte egoisticamente dico che l'ho creato, lo ho fondato io. In realtà non sono io che lo ho fondato: il Centro Agbemò ha voluto nascere così, ed è nato così. Non sono stato io. Perché se dipendesse solo da me, magari sarei ancora lì in Italia, o in Francia, o in Germania, a fare la bella vita, a fare tutte altre cose. Da qui, dopo questi 15 anni di vita in Europa, sono qui ancora in questo villaggio. Quindi il Centro Agbemò è nato da sé. Però sono stato soltanto il tramite attraverso il quale si è realizzato.
E l'obiettivo di questo centro soprattutto è di risvegliare la coscienza, soprattutto dei ragazzi, perché è stato realizzato per il futuro. Non per adesso: per il futuro. E il futuro sono i giovani, sono i ragazzi. Quindi l'obiettivo principale del centro Agbemò è di trasmettere a questi giovani questa conoscenza, affinché possano crescere come esseri liberi, esseri realizzati e incondizionabili, e che possano veramente manifestare la loro essenza. Quindi questo, diciamo un po', l'obiettivo del Centro, perché è nato. E non è nato soltanto solo per i ragazzi africani, no: è per tutto il mondo. Infatti in questo centro ci passano gente, italiani, francesi, americani, di tutto il mondo e nazionalità. Non sono io che ha creato il centro: si è creato da solo. Io sono soltanto il guardiano.
8 · Perché qui vengono gli yovò
Marco — E una delle sue caratteristiche peculiari è appunto che qua (rispetto ad altri conventi africani) vengono gli yovò (bianchi).
Ecco. No, a parte vengono gli yovò. Sai, nella cultura africana, nella spiritualità, c'è una cosa ereditata anche dai missionari, però ne siamo veramente inconsapevoli. Ad esempio, se vedi qua io sono in perfetta simbiosi con i ragazzi, stiamo insieme, parliamo. Rispetto agli altri conventi, dove tu non puoi mangiare (vicino al sacerdote), cioè non possono avvicinarsi al sacerdote, il sacerdote deve finire di mangiare (ad esempio), anche tu non puoi stare vicino al sacerdote, devi sederti a una certa distanza. E questa cosa qua (di vivere in simbiosi con i ragazzi) lo ho, l'ho imparato anche dall'Europa, questa cosa qua. Perché, nonostante tutte le mie conoscenze, anche l'Occidente mi ha insegnato tantissimo, e ho imparato tanto.
La seconda differenza è quello che dici adesso, che ci sono tanti yovò (bianchi), cioè gli occidentali che passano da qui spesso. Perché è così? È così perché in questo centro, a parte la facilità di spiegazione delle cose, a parte quello che mi hanno dato come dono — direi è un dono di riuscire a spiegare bene le cose, anche la trasparenza nelle cose, la trasparenza nelle cose e la veridicità stessa di questa pratica qua. Perché ad esempio, se tu vieni qua e vedi qualcosa che non ti risuona come spiritualità, non credo che ritornerai ancora, non ritornerai più. Perché senti una parte della tua sensibilità qua dentro. Questa è la spiritualità africana. Quindi questo centro è nato per quello.
9 · La vita reale
Marco — E cosa può sperimentare una persona — diciamo che vive in Occidente — e che decide di venire in Africa e trascorrere del tempo qui?
Hmm, bella domanda. Allora, prima di tutto la persona stessa deve essere disposta a vivere la diversità culturale. Perché, come l'hai potuto notare, la nostra vita non è separata dalla spiritualità, la nostra cultura non è separata dalla spiritualità. Anche se ufficialmente vogliono separarla — no, questa è spirituale, questa qua è culturale — no, la nostra vita non è così, perché abbiamo dei divieti spirituali che sono sia spirituali che culturali.
Quindi, qualcuno, un occidentale che decide di fare un viaggio qui, non dico che può aspettarsi qualcosa, ma quello che può vivere qua, la prima cosa, è veramente la vita reale. Dico la vita reale perché, dalla mia esperienza in Occidente, ho potuto notare che in Occidente la vita non è proprio reale: è condizionata, è controllata, è vietata, è controllata, è gestita. Qualsiasi cosa tu devi fare devi essere informato se lo puoi, se non puoi, se lo puoi, se non puoi. Invece qui, fin qui, finché quello che fai non danneggia l'altro, allora lo fai. Quindi qui non c'è quasi la privacy, non esiste. Queste sono cose che hai potuto sperimentare anche tu: quello che si chiama la privacy, "io voglio il mio tempo, il mio spazio", quella cosa lì. Cioè qua si vive tutto insieme.
Quindi uno che decide di venire qua sperimenterà il vero calore della vita, il vivere, lo stare insieme, e vivere veramente il vero calore della vita. E in più imparare la semplicità nella spiritualità, non delle cose complicate, ma è semplice, che risuonano con la vita. E questo uno può sperimentare qui.
10 · Seyram, l'erede scelta dagli spiriti
Marco — Ci parli ad esempio di questo ambiente e delle cose che vediamo qui intorno?
Allora, qui intorno, prima di tutto inizierò da lei, perché se mi giro la prima persona che mi vedo. Quindi lei è Seyram, è mia figlia, e lei sarà l'erede di questo posto. Allora ti spiego un'altra cosa, ne approfitto già per spiegarti: perché la chiamo erede? Perché ho tanti altri figli, ma lei è la penultima.
Ma nella mia, nella nostra cultura, di solito si delega la parte spirituale ai maschi, è così, no? Invece, in fondo in fondo, non è così. Sono gli spiriti stessi, sono le divinità, che scelgono, che scelgono la persona che può gestirli dopo, e questa persona è stata lei, è stata lei. Poi c'è un'altra piccola ancora, che non è ancora grande, che non è mia figlia, proprio mia figlia, però che anche lei (la sta preparando). Quindi lei, tutte le cose che faccio, sempre più presente, è che le sto già trasmettendo le cose, le sto trasmettendo le cose.
11 · Sakpata, la dea-terra
E qui ci troviamo davanti al tempio di Sakpata. Sakpata, ti racconto un po' la storia di Sakpata. Che cos'è 'sta Sakpaté? Sakpaté è la divinità della terra, perché ti ho appena parlato dei 4 elementi, ed è la divinità della terra. E alcuni vogliono che sia un maschio, e alcuni vogliono che sia una femmina, e alcuni vogliono che sia un misto senza sesso. Io, da parte mia, il mio lo preferisco una femmina, una dea, la dea Sakpaté. Perché è una femmina la terra che rappresenta: è l'unico elemento che riproduce le cose. Se semini, non puoi seminare nell'acqua, non puoi seminare nell'aria, non puoi seminare nel fuoco, ma quando semini qualcosa nella terra, con il contributo dell'aria che ci passa, con il contributo dell'acqua che va giù, con il contributo del calore e del fuoco, la pianta cresce dalla terra. Quindi è una femmina, è una femmina, è come se la pianta nel grembo e fa crescere. Quindi la divinità Sakpaté è quella che veramente ti protegge, e che ti dà abbondanza, ti dà da mangiare. Quindi è quella che gestisce la terra. Quindi è lei che è in questo tempio: qui siamo davanti al suo tempio.
12 · La cucina afro-occidentale
Marco — E oltre il tempio?
Se vuoi ci spostiamo e te lo faccio vedere. Dietro c'è la cucina, visto che qua ci vivono tanti ragazzi. Ecco, che tra poco vi farò vedere: ognuno c'ha il suo compito. Qui dietro c'è la cucina dove cuciniamo, mangiamo. Quindi, se vuoi, possiamo chiudere qui e andiamo lì.
[pausa — spostamento]
13 · Il valore da non perdere, e il fiume che parla
Marco — Qual è il valore profondo di queste tradizioni e di questa cultura, il valore che è necessario conservare sia per le persone che vivono in Africa sia per quelle che vivono in Occidente, per il quale non devono andare perdute?
Allora, il valore principale è questa unione con la natura, questa simbiosi con la natura, il rispetto della natura, e vivere in armonia, vivere con la natura. Questo è il valore. Perché tutto viene dalla natura: qualsiasi cosa abbiamo, tutte le risposte, tutte le soluzioni vengono dalla natura. È questo il primo valore. E il secondo valore è veramente di rispettare non solo la natura, ma esprimere se stessi: la vera capacità di esprimere se stessi, di non essere condizionato da niente, ma riuscire ad essere ciò che si è veramente. Questo è.
Adesso ti faccio vedere la nostra cucina. È una cucina afro-occidentale. Questa è la nostra cucina dove cuciniamo, abbiamo il legno, e la cucina africana con il legno/carbone. Ovviamente, dopo tutti gli anni passati in Italia, non può mancare il forno a legna: abbiamo anche il forno a legna per fare la pizza. Questa è la nostra cucina. Avete sentito bene: pizza.
[Tour guidato]
Vivere la spiritualità è vivere nella natura. Come vedi, qui è pieno di alberi e di piante che abbiamo piantato apposta. Qui abbiamo il fiume che passa da qui, è un fiume sacro, un fiume sacro che si chiama Toponi. Toponi vuol dire "il fiume che parla". Noi facciamo tantissimi rituali qua con questo fiume. È una femmina anche, proprio che nutre. Poi c'è un altro fiume che passa di là.
Questa è una casa in costruzione: non sarà qualcosa di spirituale, perché qui ci si abiterà, ma sopra sarà uno spazio di meditazione. Perché quando si va su, la mattina, il sole (sorge da qui e nutre con la linfa vitale). Ecco, un piccolo dettaglio che avevo omesso di spiegarvi: tutto il centro è costruito di fronte al sole, all'est. Quindi quando esce il sole, batte sulla casa (le case che sono lì). Quindi la mattina, da qui, abbiamo la fortuna di vedere il sole che sorge da qui, che ci nutre con la linfa vitale. Quindi è tutto costruito così, su quel piano lì, per poter usufruire dei benefici della linfa vitale che dà il sole tutte le mattine. Quindi da qui si sale sopra e si fa la meditazione. Non è ancora pronto, però andiamo dietro e ti faccio vedere altro.
Qui abbiamo un'altra divinità, la rappresentazione di un'altra divinità che si chiama Sovi Agbedé. Sovi è la divinità dell'alto, del fuoco, dei tuoni. È lo stesso che altri chiamano Shango: infatti ci sono le sue asce, che sono appese lì. Qui abbiamo il tempio di Adzakpa. Ci sono Densu, Azù, e dove ci sono i due fiumi che escono, che hanno questo tempio qua. Di quello, l'altro, la sua divinità è Adzakpa. Adzakpa è una divinità acquatica, perché questi due fiumi qua, ed è rappresentata dal coccodrillo, è officiata in questo tempio qui insieme anche a Densù, la divinità degli incroci, dove le due acque si incontrano, anche fra due o tre. Quindi c'è la divinità Densu che si manifesta lì. Quindi questo è il loro posto dove vengono a bere, e dove veniamo a offrire le cose e fare i loro rituali. È qui che veniamo.
Questo è l'altro fiume che passa da qui, e l'altro grande che abbiamo visto: si incontrano lì in fondo, e diventano uno. Quindi è lì che si manifesta Densu, la divinità degli incroci d'acqua. Quindi è qui che si incrocia. Noi veniamo spesso qui a fare tantissimi rituali e tantissime meditazioni in questo posto qua. Infatti, domani faremo un rituale a cui parteciperai anche tu: faremo un rituale qua domani.
Marco — Con quale nome continua quando si unisce?
Quando si unisce, qui prende sempre il nome di questa parte qui, è la femmina. Questa è la femmina, quindi il nome del maschio… quindi prende sempre il nome di Toponi. Però l'incrocio qui, lì dove si incontrano i fiumi, l'acqua di lì è Densu. È molto importante prendere quell'acqua lì, lavarsi, fare le cose, fare dei rituali con.
14 · Tornare per conservare
Marco — Tu sei tornato dopo 15 e più anni trascorsi in Italia, sei tornato in Africa principalmente per conservare questa tradizione?
Sì, sì. Infatti, io in Italia — mi hai conosciuto anche in Italia — facevo la bella vita, ero in Italia, son stato uno degli immigrati più fortunati, facevo la bella vita. Però il richiamo è stato molto forte, di tornare e occuparmi di queste cose e conservare questa parte spirituale qua, questa parte spirituale. Non conservarla solo per gli africani, ma anche per tutta l'umanità. Questo è il motivo per cui sono tornato sei anni fa: sono esattamente sei anni che sono tornato dall'Italia.
Marco — Hai detto "conservare anche per gli africani": vuol dire che anche per loro è una necessità?
Certo. Si sta scomparendo, perché adesso, con la globalizzazione, con la modernizzazione che viaggia proprio, che fa perdere tutti i valori. Vedi il mondo occidentale: i valori sono persi. Io ho vissuto quindici anni e ho avuto la fortuna di incontrare delle vecchie persone dell'Italia, ho parlato con i vecchi, le vecchie, e ho potuto sperimentare che veramente, in fondo, avevamo la stessa cultura, la stessa spiritualità, avevamo la stessa cosa. Prima dell'inquisizione del Medioevo avevamo la stessa cosa. Quindi questa scomparsa della spiritualità sta arrivando anche in Africa, con la modernizzazione, la civilizzazione: tutti vogliono vivere come gli occidentali.
E il male, il peggio di tutto questo, sono quegli africani che vivono in Europa. Sono loro che hanno più problema di quelli che vivono qui, perché loro — tanti di loro magari avranno sognato chissà che cosa, sono in Europa — tutti lo sappiamo che oggi il sogno non esiste, però stanno vivendo un incubo, e preferiscono quell'incubo lì, perché sono stati talmente inculcati qui da questi valori che la TV ti vende. E sono loro che tornano qua, magari hanno due settimane di ferie, vengono a fare gli occidentali. Allora tutti quanti: "ah, anch'io voglio vivere come quello, voglio fare come quello." Vogliono fare come lui. Questo fa sì che la gente si dimentica, si dimentica della propria cultura.
E ti dico una cosa, non è perché sono africano, ma è la cultura africana che salverà il poco che ci rimane nel mondo. È la cultura africana che lo farà. Quindi non è solo un compito nostro africano, ma è un compito vostro, anche un compito di tutto il mondo, di fare il suo piccolo per salvaguardare il poco che è rimasto ancora, perché è l'unica che ci salverà. Io avevo iniziato già a dire questa cosa qua in Italia da dieci anni, dieci anni fa io lo dicevo. Però tanti pensavano: perché è un africano. No, non è per quello, perché sono africano: perché è la verità. È la verità, è la vita reale, la vera cultura. La ricchezza culturale è solo qui che si può trovare.
Se osservi anche nel mondo occidentale: prima partecipavo a un festival in Italia dove si radunavano tutti. Però questo almeno dava vita a qualcosa in Italia. Adesso stanno tagliando anche quelle cose lì, perché non vogliono che questa cosa qua vada avanti. Noi siamo stati fortunati, noi africani, per la nostra solidarietà, per la nostra unione, per il nostro rispetto della natura, della Terra africana. Io mi vanto sempre della Terra africana, perché dico che ce l'abbiamo nel sangue, perché senza questa terra qui magari noi non saremmo ancora vivi. Perché, se osserviamo tutto ciò che ci è stato fatto, però esistiamo ancora, ci moltiplichiamo ancora, nonostante tutto ci siamo ancora.
Quindi adesso è l'ora, è il momento di diffondere questa conoscenza, di diffondere questa cultura qua in ogni parte del mondo, per risvegliare gli altri anche, perché fondamentalmente tutti gli esseri umani ce l'abbiamo dentro. I condizionamenti vengono dal contesto socioculturale da cui nasciamo, quindi veniamo condizionati da dove nasciamo, da dove ci reincarniamo. Quindi questo è non una cosa solo africana, ma è per tutto il mondo, per tutta l'umanità, e soprattutto per la nuova umanità.
Lo consiglierei a tutti quelli che vogliono venire qui di portare anche i loro figli. Tu hai visto mia figlia in Italia: quando aveva tre anni l'ho portata qui a vivere due anni qui, prima di riportarla in Italia. Perché a quell'età lì possono ricevere delle cose dentro che non si dimenticherà mai, e quando verrà ancora ne ritroverà tante altre. Per cui è una cosa proprio per la nuova umanità: i giovani sono pronti. Ti faccio vedere un'altra zona.
15 · I sacrifici, e il sangue che torna alla terra
Qui è un'altra cucina dove cuciniamo anche, perché siamo in tanti nella casa e quella cucina lì non basta.
Marco — Vorrei farti qualche domanda qua. Qui è dove si cucina e dove si macellano gli animali, dopo che sono stati sacrificati. Per cui vorrei parlare un attimo dei sacrifici, e collegarmi anche al fatto iniziale della verità. Perché io, da occidentale, ho visto, ho fatto la mia prima lezione di anatomia e conosciuto davvero un corpo animale (e in fondo umano), qua. Per cui, quando dici che conosci la vera natura e se stessi, ecco. Allora, a proposito dei sacrifici che si fanno degli animali…
Ti racconto, non so se c'eri, quando volevamo mangiare il pollo, quando il gruppo voleva mangiare il pollo. Il centro non c'era ancora, eravamo in una casa là, e tutti volevano mangiare un pollo. Allora quella volta gli ho fatto vedere un gallo che girava: "mangeremo questo". Non pensavo che pensavano che fosse uno scherzo: lo prendi, lo uccidi, lo mangi, lo sgozzi. La sera abbiamo programmato di mangiare la sera. Arriva la sera, andiamo a prendere il pollo. Sì, veramente andiamo a prenderlo. Abbiamo iniziato a rincorrere quel pollo lì, tanti hanno iniziato a piangere: "no, io mi dissocio, non lo mangio".
Scusa, quello che tu mangi in Italia mica cresce sugli alberi. Non crescono sugli alberi. C'è qualcuno che fa il lavoro sporco, e tu sei lì e dici: "no, io sono animalista, io non lo mangio, io rifiuto quello, non voglio uccidere gli animali". Ma hai l'animale sempre sul piatto a mangiare. Mica cresce sugli alberi.
Quindi ti parlavo delle conoscenze anche, a proposito di magia: gli animali noi li sacrifichiamo per contribuire anche all'evoluzione, allo sviluppo di questa natura qua. Se vedi, ad esempio, in Occidente non si può pisciare per terra, ci sono alcuni posti in cui ti arrestano. Qui puoi pisciare dove vuoi, per terra dove vuoi, perché quello — tu sei un essere umano, la tua pipì non è una cosa artificiale, no, non è artificiale, è naturale. Sei un essere umano che pisci per terra: servirà alla terra per qualcosa. Allo stesso modo, il sangue dell'animale serve a qualcosa. Infatti, se vedi, noi per uccidere gli animali facciamo un buco e il sangue va per terra, o lo versiamo nel piatto. Il sangue di ogni animale contribuisce all'evoluzione della natura.
Ti do un esempio. Prima c'era la caccia, c'era la caccia in Africa, in tutta l'Africa, e gli animali c'erano sempre, non finivano mai, non c'era mai estinzione. Da quando l'Occidente è venuto a portare questa contro la caccia — "perché gli animali scompaiono" — adesso non ce ne sono più. Perché? Perché? Bella domanda. Quando i nostri nonni avevano sempre cacciato, gli animali c'erano sempre, ci sono sempre stati, non sono mai scomparsi, c'erano sempre. Ma da quando hanno iniziato a fare delle leggi "non cacciate più gli animali", gli animali hanno iniziato a scomparire. Vai a cercarli nei musei occidentali, e vai a cercarli nelle case dei grandi ricchi: vai a cercarli lì. Quindi c'è tutta questa ipocrisia.
Noi abbiamo la nostra vita naturale su questa cosa qua, perché il sangue degli animali serve a qualcosa, non siamo noi a crearlo. Se lo prendo, questa foglia qua, ci metto il sangue dell'animale su, e vedo un effetto che si riproduce: è la mia creazione? No, non è la mia creazione, è la creazione universale, dell'universo, non sono io. Quindi è l'universo che ha fatto, che ha generato questo animale, che, se il suo sangue va su questa pianta, succede qualcosa nella natura. Quindi non sono io che l'ho inventato: io l'ho solo scoperto, o l'ho solo imparato da qualcun altro, che anche lui ha imparato da qualcun altro, fino a chi l'ha scoperto nella natura. Questa è la nostra fortuna, che abbiamo vissuto nella natura, continuiamo a vivere nella natura, e sappiamo delle cose della natura, quelle che fanno muovere la natura. Questo è. Quindi non è questione che si sacrificano gli animali, sono cannibali, primitivi: non è quello, è una cosa molto più alta di quello che si pensa.
16 · Il doposcuola e il magazzino
Qui abbiamo una sala dove facciamo il doposcuola. Qui c'è la sala del doposcuola, che serve anche da magazzino. Quindi tutte le cose che coltiviamo — non facciamo solo qua, ma abbiamo anche il campo dove si coltiva — perché noi mangiamo ciò che coltiviamo. Queste sono le nostre scorte di mais, di riso, di fagioli, della soia, che abbiamo coltivato noi stessi. Quindi sono lì, li mangiamo. E qui si fanno gli studi, nel doposcuola. Abbiamo questa sala qui che serve sia per il doposcuola che come magazzino. Inizialmente era per la scuola, poi, dopo un anno, non avendo tanti spazi, è diventato anche un magazzino.
Come te l'avevo detto prima, tutti i ragazzi che sono qui imparano anche a ballare e a suonare. Quindi è l'ora di fare gli allenamenti, quindi qui tra poco inizieranno le danze. Dopo, quando inizieranno anche le danze, veniamo e ti faccio vedere. Adesso ci sono tutti percussionisti che aspettano. Quindi tutti quelli che sono qui intorno sono tutti dei ballerini, e dopo li metteranno tutti insieme.
Allora, la cosa è divisa in due: c'è una parte dei ragazzi che hanno i genitori e che vivono a casa loro e che vengono — tipo questo gruppo qua vivono con i genitori ad Adeta, non vivono qui — invece tutto il resto vivono qui con me, alcuni in quella casa, alcuni in quell'altra casa lì, e siamo sempre insieme. Quindi facciamo sia la parte culturale che la parte spirituale, che non sono separate, sono tutte la stessa cosa. Quindi sono loro a cui sto trasmettendo la cosa adesso. In più ci sono altri che vengono dal villaggio.
17 · Cultura e spiritualità non si dividono — si apprende facendo
Marco — Hai detto la parte spirituale e la parte culturale non sono divise.
No, non sono divise, non le puoi dividere. Perché? Non sono divise nel senso che i ritmi che suoniamo nella parte culturale vanno anche nella parte spirituale: sono le canzoni che cambiano. Tipo, ieri ti spiegavo quella cosa: abbiamo suonato un ritmo sacro che si chiama Agbadza. Lo stesso ritmo si può cambiare a due altre canzoni che non sono spirituali, si possono usare solo come musica popolare, o per esprimere un piacere, o qualcosa così per esprimerlo. Nello stesso ritmo si cambiano le canzoni, e le parole del tamburo cambiano, e si entra nella parte spirituale.
Quindi loro non sono iniziati, perché vengono da fuori. Quelli che sono con me con il consenso dei genitori sono tutti iniziati, e vivono qui con me, tutti quelli che girano nella casa che vedi tu, quelli con cui abbiamo fatto i rituali, la grande cerimonia, vivono qui con me.
Marco — Apprendono facendo.
Sì, si apprende facendo. Ecco, questo è un altro aspetto della spiritualità: c'è poca teoria, è tutta pratica. Infatti la teoria l'ho imparata in Italia. Prima non riuscivo neanche a parlare di queste cose qua, non riuscivo. Se li vuoi conoscere, vieni, te li faccio vedere senza spiegazioni. Invece dall'Italia ho imparato — come ti dicevo prima — ho imparato tante cose, come a parlare di queste cose qua, a fare la teoria. In realtà c'è poca teoria, è tutta pratica.
Marco — Il magazzino, in parte alla lavagna, lo spiega bene.
Calixte — Adesso andiamo fuori.
18 · Le case, e la lavatrice
Queste sono tutte case per dove si può vivere. Queste tre qua — per adesso io dormo qui, però — dove ti ho fatto vedere, magari entro la fine dell'anno vado. Quindi queste sono per gli ospiti che vivono qui, e stiamo costruendo un'altra area a fianco. Qui ci sono le case anche per vivere, gli ospiti dormono in queste capanne qua. Comunque si può venire anche in comitiva, lo spazio si trova, lo spazio non manca mai.
Marco — Ci sono anche i bagni?
Certo, ci sono anche i bagni, andiamo. Allora ti racconto una cosa: i primi che erano venuti, non c'era niente, abbiamo fatto solo un buco per terra dove si facevano i bisogni, e le docce erano improvvisate, come in Africa. Ma siccome sono molto flessibile e non mi aggrappo alle cose, ho dovuto adattarmi anche un po' al mondo occidentale: voglio fare una cosa universale. Allora non ci crederai, ma abbiamo pure la lavatrice. La lavatrice. Lo chiedo già scusa ai primi che erano venuti qui, perché prima tutti lavavano le cose con il [secchio] al fiume. Qui abbiamo anche la doccia, c'è pure l'acqua calda, c'è pure il boiler che fa l'acqua calda, abbiamo le docce qui.
Tra i ragazzi ci sono quelli che vanno a scuola, alcuni sono in apprendistato: c'è chi fa l'estetista, c'è chi fa il cuoco, c'è chi fa l'idraulico, l'elettricista, e la sarta. E adesso c'è uno ancora che vuole fare il disegno, che lo manderò a fare poi. Mi occupo anche di questa formazione anche di loro, perché, come te l'ho detto prima, l'obiettivo è che in futuro siano degli esseri realizzati, esseri liberi, non condizionati, liberi di potersi esprimere, decomplessati, non manipolabili.
19 · Legba, il guardiano della casa
Qui abbiamo la divinità che si chiama Legba. Si chiama Legba, è la divinità protettrice della casa, quindi è lei che fa la guardia, è il guardiano, il guardiano che manda via tutte le negatività e porta tutte le positività. Filtra tra positivo e negativo, e tutto ciò che può entrare nella casa passa da lei.
20 · In principio fu il ritmo
Qua abbiamo la rappresentazione della sirena. Abbiamo parlato di là, di dove si incontrano i fiumi, dove c'è Adzakpa. Questi sono i due fiumi della casa, i due fiumi che si incontrano lì in fondo, in braccio alla Madre. Quindi i 3 formano Densu, Densu. Loro sono piccoli. Questa casa qui è fondata su Adzakpa (divinità acquatica che si manifesta). Adzakpa è alla base, al fondo di tutta la rappresentazione, di questa rappresentazione qua.
E questo disegno qua, questo è il trono, è il trono di vita, di vita con i due serpenti, il maschio e la femmina, che si chiama segbo-lissah, cioè il Dio e la Dea, il Dio e la Dea di questa unione, da cui deriva tutto. Alcune delle religioni vogliono che il Dio Supremo sia Dio Padre, maschio, che fa tutto: per noi non è così. C'è il Dio Padre e la Dea Madre, ed è dalla loro unione che nasce tutto. Per questo noi facciamo tutto con il ritmo. Alcuni dicono che al principio ci fu il verbo: per noi, in principio ci fu il ritmo, il suono. Dal suono nacque il movimento, e dall'unione del suono e del movimento nacque la vita. Capito? Sì, quindi la vita è figlia del movimento e del ritmo, e del ritmo. Quindi questa è la ragione per la quale noi tutto ciò che facciamo, tutte le nostre espressioni, sono sempre sui ritmi, sui ritmi, sui movimenti, perché è quello che dà vita. Ecco, proprio questo rappresenta quello. E questo è il trono sul quale si rappresenta e si canalizzano tutte le divinità, tutte le forze: si canalizzano su questo trono qua. E questo trono c'è anche sul portone, in alto. Quindi tutto si canalizza.
Marco — Cosa vuol dire sodome nusato?
Il regno dell'incontro dei fiumi.
21 · Un'azienda africana
Marco — Quante persone ruotano intorno ad Agbemò?
Bella domanda. Sinceramente non lo so, quasi tutto il villaggio ruotano sempre, ruotano sempre, girano così. Però quelli che ci sono fissi solo una trentina di persone. Ma è tutto il villaggio che ruota, altri vengono da Lomé, anche dall'estero, c'è un sacco di gente.
Marco — Più quelli che lavorano nei campi.
Sì, più quelli che lavorano nei campi.
Marco — Quelli che vengono a cucinare.
Sì, quelli che vengono a cucinare, come hai potuto osservare e vedere.
Marco — È come un'azienda.
Ecco, bravo, è come un'azienda. Un'azienda africana.
Marco — E chi deve gestire tutto?
Sì, io gestisco tutto. Vabbè, è la mia missione.
Marco — Per quelli che dicono che la spiritualità è solo aria, cioè che insomma bisogna anche gestire, che è complessa quanto un'azienda.
Sì, bisogna gestire, perché dietro la spiritualità ci sono un sacco di cose che noi non vediamo, che l'adepto non vede, finché non arriva a quel livello lì. Però c'è una complessità dietro.
22 · Il tempio delle acque e il fato (Essè)
A proposito degli animali sacrificati, ti faccio vedere anche questo prima di entrare nel tempio. Vedi qua, abbiamo Adè. Ricordi com'è andato, che abbiamo sparato. Abbiamo la divinità Adè. Mettiamo i teschi degli animali. Ecco, è lui. Vedi il fucile, la freccia. Questa è la divinità della caccia, è un derivante anche della divinità della terra. È la divinità della caccia, è quella che protegge anche, protegge dai nemici, che va a caccia dei nemici, e che va a caccia anche degli alimenti per la casa, porta da mangiare. Quando il cacciatore va a caccia, riporta il mangiare a casa.
È quello che insegna anche, perché è quello che è a contatto con gli Agè, gli gnomi, gli spiriti del bosco. E sono stati i primi Adè, i primi cacciatori, i nonni, che hanno scoperto la conoscenza delle piante, vedendo come le usavano gli animali — solo gli Adè sono in contatto con loro — i serpenti, come usavano le piante. I nonni sono stati i primi grandi cacciatori, quindi sono loro che custodivano i grandi segreti della foresta, e soprattutto delle piante. Questo spiega perché i teschi degli animali vengono esposti.
Marco — Quindi in un certo senso si va a caccia, si va anche a caccia delle conoscenze.
Si va anche a caccia delle conoscenze, si portano a casa. Infatti, quando lo nominiamo, gli chiediamo: quando vai nel bosco e incontri gli gnomi, se ti insegnano qualcosa di qualche pianta, lascia un po' nel tuo sacchetto, per venire a mostrare anche a noi questa conoscenza, per poter usufruire anche noi di questa conoscenza.
Marco — Perciò è tutta conoscenza, diciamo, che arriva invocando, pregando, chiedendola, che ti arrivi quella conoscenza.
Vedi che tutto ritorna in natura. Tu chiedi a ogni parte della natura, a ogni elemento della natura. Quindi Adè è legato sia alla terra sia al bosco, perché è quello che esplora tutto il bosco.
Marco — Quindi queste piante sono tutte piante che tu e i tuoi antenati avete scoperto.
Sì, e insegnato, e vengono piantate qui. Adesso entriamo in un altro tempio.
Come vedi dai disegni, entriamo nel grandissimo tempio dei Mami e dei Dan, quindi di tutte le divinità acquatiche, quelle che governano l'acqua. Quindi entriamo nel tempio. Adesso siamo in un tempio, un tempio delle divinità acquatiche. Qua abbiamo la rappresentazione di Adé, che abbiamo visto anche fuori, e che fa la guardia anche dentro.
Qui abbiamo i Tchambà. Tchambà è una divinità delle grandi nonne, delle persone che hanno avuto veramente dei servi a casa, dei servi a casa nei tempi antichi. Il suo ruolo è di proteggere, di accudire come fanno le nonne, di curare, di guarire dalle malattie, di procurare il benessere, e tutto. Quindi questa è la loro rappresentazione, con il loro trono, perché si manifestano sul loro trono. Sono femmine e maschi.
E qui abbiamo la rappresentazione dell'arcobaleno. Da noi si chiama Danhydowedo. Se vedi, sono un serpente a due teste, c'è una testa di qua e una testa di là: l'arcobaleno esce, fa tutto il giro e torna. Per noi è il grande serpente della conoscenza e della luce, è un mediatore anche fra noi uomini e le grandi divinità.
Qui abbiamo il grande trono dove si canalizzano tutti, dove si canalizzano tutti gli spiriti, è quello che canalizza tutti gli spiriti, questo qua. Si chiama "Essè". Essè vuol dire il fato — non il destino, il fato. Quindi da qui si canalizzano tutte le divinità che fanno parte del nostro fato. Qui si canalizzano tutti, e per questo c'è questo trono.
Qui abbiamo i Venavi, i gemelli, le bambole — le bambole che non sono le bambole che conoscete tutti: queste sono altre bambole, che fanno del bene, che aprono le vie, e fanno anche da guardiani. Qui abbiamo i Dan. Dan vuol dire serpente, quindi l'energia vitale stessa, a forma di serpente. Qui abbiamo Agé: questo è lo specchio di Agé, non si può aprire, è uno specchio dal quale si fanno i consulti. Quindi Agé è quello degli gnomi, quindi si guarda in questo specchio qua per fare i consulti, vedere le cose che si vuole sapere, si viene a vedere.
Qui abbiamo Adzakpa, di cui ti parlavo, e la sua rappresentazione è questo: è la forza delle acque, la forza vitale delle acque. E qui abbiamo i Mami. Nel mondo dei Mami ne abbiamo tanti: abbiamo la suprema, che si chiama Apuké Apunà, è la Dea, la grande Dea che gestisce tutti. Poi abbiamo Siká: Sika è quella che dà il benessere, è quella che illumina, che pacifica. La sua parte maschile, che è Ablò, quello che fa da tramite tra la terra e le acque. Qui abbiamo i Densu di cui ti ho parlato. E qua abbiamo gli specchi, gli specchi anche per loro: i consulti si fanno con gli specchi, guardando negli specchi, loro si esprimono attraverso gli specchi. Qui abbiamo anche la sfera di cristallo: o si fanno i consulti tramite gli specchi, o tramite il cristallo. Quindi si esprimono attraverso quello.
E questo qui è il tavolo dove lasciamo le loro offerte. Qui si offrono solo la gassosa, le cose dolci, frutta, biscotti. E quel vaso lì per terra è il che versiamo le loro offerte. Quindi questo è il grande tempio delle divinità acquatiche.
Quindi uno che viene qua ad Agbemò, un occidentale che viene qua ad Agbemò, queste sono le cose che sperimenterà, hai potuto vedere. I ragazzi sono già lì da un po', tra poco ti faccio vedere: si suona, si balla, poi si pratica la spiritualità, si entra proprio in un mondo che porta veramente a risvegliare la propria vera essenza, che c'è in sé. Quindi non è che uno viene qui e parte condizionato dalla nostra spiritualità — dalla nostra spiritualità, no — uno viene qui e parte con un risveglio del sé dentro, un risveglio del sé. Così, quando torna nel mondo occidentale, magari non vedrà più l'acqua come una cosa di piacere solamente: avrà un altro rispetto, un'altra visione dell'acqua. Non entrerà più nel bosco come "vabbè, sono padrone", no: entrerà con un'altra visione ancora. Imparerà a sentire l'aria, il vento sulla pelle, a sentire l'aria che respira, incomincerà proprio a percepire la parte sacra, la sacralità di ogni cosa, di ogni elemento. E quando si inizia a percepire quelle cose lì, si incomincia piano piano ad entrare in un mondo dimenticato — non dirò sconosciuto, ma dimenticato, perché è il nostro mondo, a tutti, non solo per noi, ma di tutti. Ecco, questo qua.
23 · Cosa sono le divinità — e il lago di Garda
Marco — La divinità cosa sono, le divinità?
Allora, le divinità sono la rappresentazione degli elementi che attivano delle parti. No, quando parliamo un po' dell'acqua: avete il lago di Garda lì, no? Sì. Io ho vissuto tanti anni lì sul lago di Garda, e sono stato accudito, custodito dal lago di Garda, sono stato molto protetto dal lago di Garda. Ero uno dei primi neri a vivere lì sul lago di Garda, e invece ho vissuto bene, da dio proprio, bene, grazie al lago di Garda. Perché? Non è perché lavoravo nelle cose turistiche, no: perché si era creato, o aperto, una relazione, un rapporto tra me e il lago, che andavo al lago tutte le mattine, per pregare, per comunicare col lago. Io non ho visto il lago di Garda come acqua — è vero che è acqua, quando fa caldo in estate tutti vanno e si buttano — no, io l'ho visto come divinità, ho potuto sperimentare la sua parte sacra, la sua parte divina. Ed è ciò che mi ha veramente nutrito sul lago di Garda, tutto il tempo che ho vissuto lì. Ti dico la verità: se c'è qualcosa che mi manca dell'Italia adesso, la mattina, è il lago. Infatti lo nomino sempre nelle mie preghiere, nelle mie meditazioni.
24 · Il richiamo
Adesso una domanda che io ti faccio, come occidentale: voi siete sempre in ufficio a lavorare, però appena avete un attimo di tempo, di ferie, anche un giorno, correte subito nella natura, o al mare, o ai laghi, o nei boschi. Perché? Perché è un richiamo istintivo, sconosciuto? Ecco, istintivo. Voi andate lì per il piacere di andare a nuotare? No: c'è qualcosa lì che ti rigenera, qualcuno che ti rigenera. C'è qualcuno in quel bosco lì che ti rigenera, c'è qualcosa in quell'acqua lì che ti rigenera. È lì la parte divina dell'acqua, e la parte sacra, che si risveglia dentro di noi. Quando si parla di divinità, è quella parte lì che si risveglia dentro di noi, dentro di noi. Perché andiamo incontro non più come acqua, ma come una cosa divina.
Marco — Quindi si attiva la sua parte divina.
Andiamo incontro, e allo stesso tempo ti compenetra e si sviluppa anche.
25 · Le offerte alla nostra parte divina
Marco — Quindi, quando facciamo delle offerte di frutta, di dolci, piuttosto che di sangue di animali, in realtà stiamo facendo un'offerta alla nostra parte divina?
Alla nostra parte divina. Stiamo alimentando una nostra parte divina, perché la divinità non è una cosa esterna a noi, solo che le rappresentiamo. Qui può anche non esserci niente, però è importante fare la loro rappresentazione, anche perché noi esseri umani abbiamo bisogno di dare una figura alle cose, come abbiamo creato anche Dio, tutto. È questo. Quindi tutte le cose che facciamo le facciamo alla nostra parte divina. Tipo, le offerte che sono lì sono per noi, le nostre divinità, la nostra parte sacra, che si prende quella cosa lì e si attiva in noi, si manifesta in noi.
Marco — Perciò il valore di fare queste offerte, di dedicare una parte di tempo, di cibo, a qualcosa che diciamo è immateriale.
Sì, di immateriale, però che c'è, è presente. Immateriale, ma sia in noi che intorno a noi. E ci arricchisce in una maniera che noi non possiamo percepire, ma che c'è, possiamo sentirla.
26 · Minerva — tutto torna
Marco — Un'ultima domanda: vorrei che ci parli un po' di Minerva.
Ah, la Minerva. Come ti parlavo del lago. Adesso, che c'è Manerba, che è un paesino sul lago, c'è un paesino sul lago che si chiama Manerba, che mi hai detto che in realtà deriva dal nome della Minerva che c'era già. Hai visto che tutto torna? Adesso, quando ti parlano della divinità… Sì, quindi era la divinità che gestiva il lago, sì, il lago di Garda. Ed è qui per essere riattivata.
Adesso, quando tu torni in Italia con Minerva, avrai un altro rapporto con il lago. È come avere risvegliato, o riscoperto proprio quella parte, attiva quella parte sacra del lago, e riceverai proprio tutti i benefici che ne derivano, da Minerva. Questo è. Quindi la Minerva è qui per essere ricaricata, l'abbiamo ricaricata, che hai visto tutto il processo, ha preso vita. Adesso qui non è più una statua, non è più una scultura, ma è viva, adesso. E con lei puoi risvegliare tutte le forze del lago di Garda. E può essere — non dirò al tuo servizio, ma che ti accompagnerà in qualsiasi cosa — non solo te, ma tutte le persone che si avvicineranno a te, tutte le persone che ti consulteranno per un problema o un altro, si attiverà. È questo.
27 · La chiave invisibile — la Casa dell'Anima
Marco — E a questo punto ci parli anche un po' di quello che abbiamo fatto l'anno scorso a Manerba, e della Casa dell'Anima?
Sì, nella Casa dell'Anima, l'anno scorso a Manerba, abbiamo insediato le forze attivanti, attive, di quel posto lì, della tua energia, del tuo Fato. Abbiamo insediato le divinità che fanno parte del tuo Fato. Quindi questo fa sì che tutte le persone che avranno qualsiasi tipo di problema e che verranno da te — tu hai ricevuto una chiave, hai ricevuto una chiave invisibile per aprire quella porta loro, che è chiusa a loro, che fa sì che hanno il problema specifico di cui sono venuti a contattarti. Non so se mi spiego.
Marco — Prova a rispiegarcelo.
Allora, quello che abbiamo fatto l'anno scorso nella Casa dell'Anima è darti una chiave per aprire le porte di ogni persona che ha un problema, ogni persona che c'ha quella porta lì della sua vita chiusa dentro di sé. Tu hai quella chiave lì per riuscire ad aprire quella porta a quella persona, la propria porta, cioè la porta del benessere, la porta dell'equilibrio, della realizzazione, che si chiude alle persone per vari motivi. Quindi ti abbiamo dato proprio quello che c'è qui ad Agbemò, una parte di Agbemò.
Se io vengo lì da te, adesso non vengo lì perché è la Casa dell'Anima o qualcosa di diverso da quello che c'è qui, no: è la stessa cosa, farò la stessa cosa che faccio qui, farò la stessa cosa lì, perché sono già attive. Perché dalla Casa dell'Anima puoi attivare tutto, infatti quello che hai potuto sperimentare in questi giorni. Quindi la Casa dell'Anima è proprio quella cosa lì che ti ho detto, di risvegliare l'essere originario di ogni persona. Quindi tutte le persone lì che verranno da te per qualsiasi problema — che sia problema fisico, spirituale, psicologico, qualsiasi, ogni tipo di problema — quando verranno lì, se tu vedi Minerva, tu consulti lì il tuo cristallo, il tuo specchio, adesso hai anche il Fa. Se fai quei consulti, tutto ciò che uscirà sulla persona, quando farai alla persona, i suoi problemi si risolveranno. Perché non sarai il tuo — non è psicologia, in cui ti siedi, hai questo, dormi, non dormi, no, ti prude questo. Tu consulti: quello che esce, è quello, e lo farai per la persona, e la persona si rivelerà. Questo è quello che abbiamo fatto a Manerba l'anno scorso: insediare proprio la forza attiva delle divinità, per accompagnare le altre persone come te.
Ripeto, anche uno degli obiettivi è di diffondere questa conoscenza. Quindi tu sei il primo ad averlo in Italia, ed è un centro inedito, che adesso non è ancora conosciuto, ma man mano verrà conosciuto in tutta l'Italia e in tutto il mondo, che verranno lì a praticare. E di altri che hanno già i praticanti, verranno da te a praticare. Perché la spiritualità non è religione: è la spiritualità.
28 · Perché non è ancora arrivata
Marco — Perché secondo te non è ancora arrivata la spiritualità africana, come può essere tutta quella spiritualità che circola adesso in Italia?
Sono, secondo me, per due motivi. Il primo motivo è proprio questa protezione dalla parte degli Africani stessi, di non diffondere questa conoscenza. Io ho avuto molta difficoltà quando ho deciso di diffondere, portare questa conoscenza nel mondo occidentale, ho avuto tantissimi ostacoli. Però non sono stato io che ho deciso, io sono solo il tramite: è una vocazione, qualcosa che mi fa seguire questa missione. Quindi, nonostante tutte le avversità, io l'ho fatto, però di problemi ne ho avuti, perché loro (molti africani) non vogliono portare questa conoscenza avanti. Questa è la prima ragione.
La seconda ragione è quella di cui ti parlavo prima, a proposito della magia: i primi missionari che erano venuti in Africa hanno fatto una pubblicità negativa della cosa. Questo fa sì che tutti gli occidentali hanno paura quando si parla della spiritualità africana: "stai attento" (ti dicono), tutti hanno paura. Però allo stesso tempo ne sono attratti. La domanda è quella: perché la gente ne è tanto attratta, ma allo stesso tempo ne ha paura? Quindi questi sono i motivi per cui non è ancora tanto diffusa: non la conoscono ancora, la gente non la conosce ancora e ha paura. Però adesso è il momento che si diffonde, è arrivato il momento. Quindi ha iniziato già a diffondersi, come anche con te, o tanti altri anche in America, in altre parti dell'Europa, che seguono Agbemò, che fanno i loro rituali, che portano avanti le cose. Però loro non hanno ancora un tempio pubblico come te: fanno ancora le cose private, personali, loro non hanno ancora un tempio pubblico come il tuo.
29 · Perché scegliere questa via
Marco — E perché una persona dovrebbe scegliere di fare un percorso nella spiritualità africana, o una pratica? Cioè, perché venire alla Casa dell'Anima piuttosto che venire qui in Togo? Perché venire a questo tipo di spiritualità rispetto a qualcos'altro? Cioè qual è il beneficio e l'impatto?
Allora, perché uno deve scegliere soprattutto la spiritualità africana? Si sceglie la spiritualità africana proprio per rimettersi in contatto, prima di tutto, con se stessi. Perché tutte le altre spiritualità che vediamo sono di religione. Ne ho conosciuti tanti, svariati, religioni con i loro limiti. Ha fatto sì che, se osservi nel mondo occidentale adesso, l'ottanta per cento delle persone è alla ricerca della spiritualità, alla ricerca di se stessi, perché ha potuto notare che si è persa, essendo a casa propria si è persa. Quindi deve cercarsi: tutti vanno in giro a cercare, ma hanno paura della spiritualità africana, perché per loro la spiritualità africana è la magia, hanno paura di quello, è la magia nera. Quindi, quando uno si sarà stancato di tutti i percorsi, torna alla spiritualità africana, e la conoscerà, perché quando il problema persiste allora devi cercare altre soluzioni.
Allora, rispetto alla Casa dell'Anima e ad Agbemò: uno che è lì e va alla Casa dell'Anima è già ad Agbemò, perché fa le cose lì, fa le cose lì. Poi, se il percorso va avanti e vuole veramente tornare alle radici, viene ad Agbemò e sperimenta altro. Ma tutto ciò che si fa qui lo puoi fare anche lì, lo puoi fare alla Casa dell'Anima, nello stesso tempo. La Casa dell'Anima può essere anche un tramite per le persone, di venire direttamente qui a toccare più a fondo, a toccare le radici. È questo. Mi sembra di aver risposto.
Marco — Sì, oltre che una, diciamo, una complementarità.
Lo credo che uno che viene qui può continuare dopo la cosa là, oppure — come dicevi tu — uno che inizia, dopo viene qui.
Marco — Sì.
Esatto. Uno viene qui e poi continua alla Casa dell'Anima. È la stessa cosa.
30 · Il Fa, la geomanzia della pace
Marco — Ci parli un attimo anche del Fa?
Il Fa (l'oracolo africano) è una conoscenza molto complessa anche, ed è sempre esistito, sin dai tempi antichi. Il Fa è sul Fa che il mondo è costruito oggi, solo che a un certo punto l'hanno nascosto anche agli Africani, quando hanno scoperto veramente il beneficio del Fa.
Il Fa è come il codice binario: uno, due, uno, due, due, uno, due, uno. Quindi il Fa è basato su quello. Il Fa è proprio qualcosa che ti porta a conoscere il tuo fato. È come l'oroscopo, ma è più approfondito dell'oroscopo: l'oroscopo c'ha solo dodici segni, noi ne abbiamo sedici, che si moltiplicano tra loro e diventano duecento cinquantasei, ognuno con la sua spiegazione, con le sue cose. Quindi il Fa, in sé, vuol dire la pace. Fa, Fa. Ne Fa, Ne Fa. È qualcosa che porta la pace nella vita di qualcuno. Quando qualcuno fa il consulto con il Fa, il Fa dà la via, perché tu possa avere la pace nella vita, perché tu possa avere la pace nella tua vita. E questo è il Fa: è la geomanzia africana, è l'oracolo. Alcuni lo chiamano oracolo, altri dicono geomanzia. Quindi, quando si chiede al Fa, il Fa ti porta proprio le soluzioni, perché tu possa raggiungere la pace e la realizzazione. Questo è, in sintesi.
Marco — Quando studierò, o avrò studiato, e sarò anche io in grado di fare l'oracolo…
Ma sei quasi in grado già, perché stai praticando. L'anno scorso abbiamo fatto anche queste medaglie, di cui adesso abbiamo solo (la confezione). Sì, queste medaglie del Fa, dei simboli del Fa, che ognuno c'ha il proprio significato, che protegge, che porta alla pace la vita degli esseri umani. Questo qua lo puoi diffondere anche in Italia, sì, e fare i consulti alle persone per vedere i loro segni, e darli a loro, e fare i loro rituali. Ad ognuno. E poi cambia la vita, e protegge le persone, le protegge.
Allora, per quelli che potranno vedere questo video, vi consiglio di passare dalla Casa dell'Anima per scegliere uno di questi simboli qua. Sono simboli del Fa, che sono stati preparati, consacrati qui ad Agbemò, consacrati qui proprio nella Casa Agbemò, per il bene di tutti. Quindi vi consiglio di passare nella Casa dell'Anima e prenderne uno, per la vostra realizzazione e per la pace in tutto ciò che fate. Dopo il rituale le laviamo e le mettiamo dentro: sono come queste.
31 · Agbemò è anche il sorriso
Direi che abbiamo detto tutto. Quasi, perché avremmo ancora tanto da dire. Adesso ascoltiamo Seyram, cosa ha da raccontarci. Agbemò è anche questo: è anche il sorriso, è anche gioia.
Se queste parole hanno mosso qualcosa, la Casa è a Manerba del Garda.


