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proteggo

Di solito non arriva all’inizio. Arriva quando le cose cominciano ad andare.

Hai preso una direzione, stai meglio, e intorno a te qualcosa si muove al contrario. Chi ti conosceva da prima non capisce, e a un certo punto comincia a parlare. Ti tornano indietro cose dette su di te che non sono vere. E certe volte non sono solo parole: le cose si mettono di traverso in un modo che fa fatica a passare per coincidenza.

Oppure è l’opposto: sei fermo e non sai perché

Hai fatto le cose giuste, hai provato le strade che si provano, e c’è qualcosa che non si sposta di un centimetro. E non ti è mai venuto in mente che quel blocco possa non essere tuo — che possa esserti stato mandato.

Non ci si pensa perché non si crede che esista gente disposta a farlo.

Perché arriva adesso e non prima

Finché stai fermo non dai fastidio a nessuno. Quando cominci a seguire la tua strada — e soprattutto quando cominci a essere felice — chi è rimasto chiuso nella sua non se lo spiega. E quello che non si spiega, spesso, lo attacca.

Non è cattiveria: è che la tua direzione, presa sul serio, mette in discussione la loro.

Da dove vengo, su questo non ci si illude

Se stai bene, a qualcuno dispiace. E qualcuno quel dispiacere lo trasforma in azione.

Si chiamano invidia, calunnia, malocchio, stregoneria, e da dove vengo si dicono senza abbassare la voce — perché sono cose che si vedono succedere, con una regolarità che lascia poco spazio alle interpretazioni. Sulla malvagità delle persone quella cultura non si fa illusioni di nessun tipo, e non è pessimismo: è tenere gli occhi aperti.

E qui non è diverso. Le persone sono molto meno ingenue di quanto si racconti: chi ha vissuto un po’ sa benissimo di cosa sto parlando, anche se non lo dice a cena.

Sono due blocchi diversi, e non si trattano allo stesso modo

Un conto è quello che ti hanno cucito addosso crescendo, senza volerti male: quello si toglie, ed è un altro gesto. Un altro è quello che qualcuno ti ha mandato apposta.

Il secondo non si scioglie da solo col tempo e non si ragiona: c’è una mano dietro, e finché quella mano resta non ti muovi.

Da dove viene questa via

La tradizione che ho ricevuto non nasce come un cammino di crescita personale: nasce come culto di protezione — per difendere chi non aveva come difendersi da chi usava il sapere per bloccare, far ammalare, e peggio.

L’oracolo, il segno, il riallineamento sono venuti dopo, e su quella base. È per questo che su questo terreno è attrezzata come nessun’altra cosa che io conosca.

Cosa si fa

Si sblocca, e si mette una protezione. Non è un modo di dire e non è un atteggiamento mentale: è un lavoro preciso, e si rifà tutte le volte che serve.

Quello che si fa esattamente non lo scrivo: è la parte del mestiere che si consegna a chi viene, non a chi legge.

Cosa resta. Continui. Sembra poco detto così, ed è tutto: la differenza fra chi ha fatto un pezzo di strada e si è fermato, e chi la sta ancora facendo, quasi sempre è questa.

Le domande che arrivano sempre

Non si può sapere chi è stato?

Si può, quasi sempre. Ma non si fa, e non è delicatezza.

Nel momento in cui un nome esce, quel nome diventa qualcosa da fare: lo si guarda, poi lo si evita, poi lo si racconta agli altri — e quella che era una difesa è diventata una guerra. Una guerra la si può anche vincere. Il punto è che nel frattempo non stai più andando dove volevi andare.

Il lavoro si ferma alla protezione, perché è la parte che serve: quello che arriva si toglie e si tiene fuori, e per farlo il nome non serve.

E c’è una ragione che sta più a monte. L’oracolo su cui si regge tutto questo si chiama Fa, e Fa vuol dire due cose insieme: pace, e freddo — la mente fredda. Non è un dettaglio di lingua: è la direzione del lavoro. Chi sta al suo posto non ha nemici da inseguire. Ha una strada, e continua.

E se sono io che voglio che qualcuno la paghi?

Allora questa non è la porta a cui bussare, e te lo dico senza giri.

La conoscenza è la stessa: quello che cambia è l’intento con cui la si usa. Con lo stesso sapere si protegge una persona o le si fa del male, e da che parte sta uno non si vede dalla tecnica — si vede da cosa chiede.

Qui non si pareggiano conti: non contro persone, non contro animali, non contro nessun essere, visibile o no.

E se quello che ti muove è che un altro sta bene e tu no, il problema non è dove stai puntando il dito. Un consiglio schietto: smetti di cercare. Qualunque pratica tu possa trovare è votata a fallire, ed è solo questione di tempo.

Ma la spiritualità africana non è quella roba lì?

Lo dice Calixte, che è il mio maestro, meglio di come lo direi io:

«In tutta l’Europa la spiritualità africana viene limitata al bambolotto voodoo, quello che si vede nei film. E questa cosa deriva dai primi missionari, che hanno voluto diabolizzarla. […] L’altra parte non è la spiritualità: è la conoscenza. Invece la magia è un’altra conoscenza della stessa natura — uno sa che se prende le radici di una pianta, le foglie di un albero, provoca un effetto particolare. Sono conoscenze che l’uomo, e non solo l’uomo africano, ma tutto il mondo, ha della natura. È l’uomo stesso che deve scegliere la parte che deve promuovere.»

E aggiunge una cosa che di solito nessuno dice: «Non solo in Africa: esiste anche in Europa. In Sicilia…»

Quanto dura una protezione?

Non ha una scadenza sua. Dipende da quello che si muove: finché c’è qualcosa che spinge, si rinnova; quando smette, non c’è niente da rinnovare.

Per questo non si compra un pacchetto e non c’è un calendario. Si guarda cosa c’è, e si fa quello che quel momento chiede — come per tutto il resto.

Non basta ignorarli?

L’indifferenza funziona su quello che è opinione. Non su quello che è azione.

E non tutto è malocchio

Questa è la parte che va detta per ultima, e che di solito non si sente dire da nessuno.

A volte è un periodo storto e basta. A volte serve un medico, e la cosa più utile che posso fare è dirtelo. A volte è la propria paura che comincia a mangiarsi le cose, e più la si nutre più cresce.

A deciderlo è l’ascolto — e certe volte l’ascolto dice che non c’è niente da togliere. Quando è così te lo dico, e il lavoro finisce lì.

Se qualcosa rema contro e vuoi capire cosa, si comincia da un incontro.

vieni a sentire

Da dove si comincia: il consulto e i rituali. Tutti i gesti, in fila: cosa si fa su una persona.