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Gli dèi hanno sempre avuto una casa

Le pratiche della spiritualità africana ti sembrano lontane. Geograficamente, culturalmente: roba di un altrove che non ti riguarda. James Hillman le rimette al centro, e non da folklorista.

Esistono, scrive, poteri del tutto indipendenti dall’azione umana — poteri che altre culture riconoscono sacrificando un pollo, accendendo una candela, offrendo un obolo, facendo segni e danze e gesti. Estranei al nostro intervento, sono alla radice di tutto ciò che chiamiamo Dio, e di tutto ciò che facciamo quando pratichiamo una religione. Non se ne può prescindere.

I poteri fondamentali dell’immaginazione sono i miti invisibili che dispongono i nostri pensieri e le nostre azioni lungo modelli universali. Nella nostra cultura hanno nomi greci e romani. Ma se ne trovano di analoghi ovunque — in Egitto, tra gli Inuit, ad Haiti, in Polinesia, nell’Africa occidentale, tra i nativi d’America. Cambiano le sfumature. Gli dèi hanno sempre abitazioni locali e nomi diversi, spesso con volti simili.

Non è un altrove. È lo stesso terreno sotto un altro cielo — e i luoghi che abiti ne sono pieni.

Come i luoghi che abiti tornano a respirare: La medicina dei luoghi.